M.O.C.A. come evitare le sanzioni

Lo sapevi che Aziende che Producono, Trasformano o Distribuiscono oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti (M.O.C.A.)...

dallo scorso 2 aprile devono rispondere al decreto legislativo n. 29 del 10/02/2017, che disciplina (con importanti sanzioni) gli obblighi derivanti dai regolamenti comunitari che normano i materiali e gli oggetti che possono venire a contatto con gli alimenti, i cosiddetti M.O.C.A. che sono...

(piatti, bicchieri, posate, bottiglie, coltelli da lavoro, carta da incarto, pellicole di plastica, bicchieri e piatti di plastica, etichette a contatto con gli alimenti, scatole della pizza, imballaggi ecc.).

A rispettare il decreto legislativo sono incluse anche le aziende che producono film plastici, granuli, colle, vernici, vetro, coils in acciaio, banda stagnata, carta e cartoncini oltre al legno utilizzati per la fabbricazione di oggetti che possono servire per il confezionamento/conservazione degli alimenti.

Il decreto introduce all’articolo 6 l’obbligo per tali imprese di comunicare all’autorità sanitaria territorialmente competente gli stabilimenti che eseguono le attività di cui al Reg (CE) 2023/2006 sulle buone pratiche di fabbricazione dei materiali e degli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari.

Quindi, gli operatori economici che non adempiono a tale obbligo sono soggetti ad una sanzione amministrativa pecuniaria che può variare da 1.500 a 9.000 euro.

Per evitare di cadere in pesanti sanzioni, è fondamentale rispettare buone pratiche di fabbricazione, attuando controlli di qualità effettuati sui materiali e la produzione di documenti che attestino le attività di controllo effettuate.

Come essere a norma con i dispositivi ANTICADUTA

sicurezzaC

oggi richiamiamo la tua attenzione in merito agli obblighi di legge relativi ai Dispositivi Anticaduta e più nello specifico alle norme di prevenzione e protezione negli ambienti di lavoro

Ma prima di parlare di questo argomento ti premetto che, molti dei gravi infortuni che accadono nel settore delle costruzioni si verificano durante la manutenzione dei fabbricati e questo è dovuto alla carenza o totale assenza di misure di prevenzione e protezione

Come già saprai, gravi sono i rischi che corre l’imprenditore nel caso accada un infortunio ad un lavoratore in condizioni di prevenzione precarie e/o completamente assenti…

E proprio per questo motivo, per evitare di infrangere la legge e ritrovarsi in spiacevoli situazioni... è indispensabile che i lavori in quota siano svolti con l’impiego di dispositivi di protezione anticaduta e soprattuto che siano a norma…

Infatti

TUTTI I DISPOSITIVI ANTICADUTA
DEVONO ESSERE CONTROLLATI UNA VOLTA L’ANNO
come previsto nel D.Lgs. 81/2008.

Viene stabilito anche dalla norma Tecnica UNI EN N. 365 del 01/02/2005 relativa ai “Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto –

Requisiti generali per le istruzioni per l’uso, la manutenzione, l’ispezione periodica, la riparazione, la marcatura e l’imballaggio”

Ricorda:

Il libretto di uso e manutenzione deve essere conservato insieme all’equipaggiamento e al suo interno deve essere registrata:

- la data di messa in servizio
- e le date dei successivi controlli periodici

Perché i dispositivi di protezione individuali contro la caduta dall’alto

HANNO UNA DURATA MASSIMA DI 10 ANNI
Naturalmente la loro durata di vita dipende da:

Fattori ambientali (contatto con sostanze chimiche, stoccaggio inappropriato, esposizione a fonti di calore elevato, UV, abrasione)

Casi particolari di utilizzo (deterioramento del prodotto, arresto di una caduta, deformazione meccanica, caduta del prodotto, usura prematura, intensità dell’utilizzo ed errate condizioni d’utilizzo)

Frequenza ed intensità d’uso

Ora per effettuare la revisione di un DPI anticaduta occorre Verificare che:

  1. Sia presente l’etichetta,
  2. La stessa sia leggibile
  3. Il prodotto non sia scaduto
  4. La prima revisione annuale deve essere effettuata entro 12 mesi (o meno, a seconda delle indicazioni riportate nel libretto) a partire dalla data di primo utilizzo
  5. La data del primo utilizzo venga obbligatoriamente riportata sul libretto d’uso del prodotto a cura dell’utilizzatore ( scheda di revisione presente nel libretto)

ATTENZIONE:
Qualsiasi DPI anticaduta che non sia stato controllato durante gli ultimi 12 mesi, non deve essere utilizzato e dovrà essere controllato da persona competente* che ne autorizzi per iscritto l’utilizzo.

In ogni caso, dev’essere presente l’etichetta sul DPI e tutti i dati devono essere leggibili.

* Persona Competente come definito dalla EN 365 stessa è la:

“Persona a conoscenza dei requisiti correnti di ispezione periodica, delle raccomandazioni e delle istruzioni emesse dal fabbricante...”

Per finire, nella nota 2 del punto 3.3 della normativa è specificato che:

“Può essere necessario un addestramento rivolto alla persona competente da parte del fabbricante o del suo rappresentante autorizzato su DPI specifici... per esempio a causa della loro complessità o innovazione…”

Adesso, per evitare di cadere in errore, verifica che TUTTI I TUOI DISPOSITIVI ANTICADUTA siano presenti e che siano a norma come prevede la legge.

Le principali novità sui Dispositivi di Protezione Individuale

sicurezzaCLo si aspettava da tempo, e ormai lo possiamo quasi affermare, il nuovo Regolamento (UE) 2016/425 sui dispositivi di protezione individuale, entrato in vigore il 20 aprile 2016, andrà ad abrogare a partire dal 21 aprile 2018 la Direttiva 89/686/CEE del 21 dicembre 1989, recepita con il Decreto Legge 475 del 1992.
Il Regolamento (UE) 2016/425 si applicherà a tutti i dispositivi di protezione individuale, con l’eccezione di quelli progettati per le forze armate, per l’autodifesa e per l’uso privato e andrà a stabilire i requisiti per la progettazione e la fabbricazione dei dispositivi di protezione individuale (DPI) che devono essere messi a disposizione sul mercato, al fine di garantire la protezione della salute e della sicurezza degli utilizzatori, fornendo norme sulla libera circolazione dei DPI nell'Unione Europea. La scelta di adottare il regolamento, quale atto legislativo vincolante, va nell’ottica lungimirante di creare finalmente un indirizzo che sia uguale per tutti i paesi membri dell’Unione Europea.


Tra le novità principali è stato introdotto il controllo della produzione per i DPI di prima categoria. La vecchia direttiva 89/686 sui DPI di prima categoria era molto carente, infatti stabiliva semplicemente che il responsabile della certificazione di questi DPI era il fabbricante che la faceva a “uso e consumo” suo e sotto la sua responsabilità.
Altra novità importante nel regolamento è che si parla di DPI fatti su misura, adattabili alla persona. Potrebbe essere il caso degli otoprotettori che vengono fatti andando a prendere la conformazione dell'orecchio del lavoratore. Questi vengono certificati, perché vengono fatti secondo un certo criterio, ma non sono regolamentati nella vecchia direttiva. Tutt’altro esempio possibile può essere quello di un operatore a cui mancano un paio di dita della mano e ha necessità di usare i guanti. I guanti vengono certificati con cinque dita, mentre in questo caso ha la necessità di avere dei dispositivi che si adattino alla sua disabilità. Se si vanno a tagliare nel DPI le due dita e lo si fa cucire, va a decadere lo status di guanto certificato secondo la vecchia direttiva. Con il nuovo regolamento, in pratica, probabilmente si avrà la possibilità di certificare anche questi guanti e di mettere tranquillo il responsabile della sicurezza che va a fare il documento di valutazione dei rischi e che deve andare a scrivere, sul documento di valutazione, quali sono le caratteristiche che deve avere il guanto e quali sono gli attestati, le certificazioni necessarie.


Da segnalare che il regolamento va a disciplinare i DPI nuovi di un fabbricante stabilito nell'Unione Europea oppure i DPI, nuovi o usati, importati da un paese terzo e si applicherà a tutte le forme di fornitura, compresa la vendita a distanza. Infine va ricordato che in base alle disposizioni transitorie contenute nel Regolamento ci sarà la salvaguardia degli attestati di certificazione CE e le approvazioni rilasciati a norma della direttiva 89/686/CEE che rimangono validi fino al 21 aprile 2023, salvo quelli con scadenza anteriore a tale data.

 

 

 

Riunione periodica: come funziona?

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In base all’articolo 35 del D. Lgs 81/2008, il datore di lavoro, in tutte le aziende che occupino più di 15 lavoratori, deve indire almeno una volta l’anno una riunione per discutere dei problemi inerenti la sicurezza aziendale, a seguito della quale deve essere redatto un verbale.
Il datore di lavoro - direttamente oppure tramite il servizio di prevenzione e protezione dai rischi - ha il compito di convocare la riunione alla quale partecipano le seguenti figure coinvolte nel sistema di prevenzione e prevenzione aziendale:


- Il datore di lavoro o un suo rappresentante;
- Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi;
- Il medico competente;
- Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.


La riunione ha altresì luogo in occasione di eventuali significative variazioni delle condizioni di esposizione al rischio, compresa la programmazione e l’introduzione di nuove tecnologie e macchinari che abbiano riflessi sulla salute e la sicurezza dei lavoratori.


In tale riunione vengono solitamente trattati i seguenti argomenti:


1.  Il Documento di valutazione dei rischi;
2.  L'andamento degli infortuni e delle malattie professionali e della sorveglianza sanitaria;
3.  I criteri, la scelta, le caratteristiche tecniche e l’efficacia dei dispositivi di protezione individuale;
4. I programmi di informazione e formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti ai fini della sicurezza e della protezione della loro salute.


Sempre in tale sede vanno inoltre individuati i codici di comportamento e le buone prassi ai fini della prevenzione di infortuni e di malattie professionali.  In occasione della riunione annuale il medico competente comunica per iscritto al datore di lavoro, al RSPP, al RLS, i risultati anonimi collettivi della sorveglianza sanitaria effettuata e fornisce indicazioni sul significato di detti risultati ai fini dell’attuazione delle misure per la tutela della salute e dell’integrità psico-fisica del lavoratore.  La riunione periodica si qualifica inoltre come la sede idonea per dare attuazione ai diritti di consultazione, informazione e formulazione di proposte di cui il rappresentante per la sicurezza è titolare. I tecnici di Archimede sono in grado di assistere il datore di lavoro per l’effettuazione di questa riunione.

 

 

 

 

 

Conduzione attrezzature: termine aggiornamento in scadenza!

carrelli elevatori

Scade il 12 marzo 2018 il termine ultimo per l'adempimento dell'obbligo di aggiornamento per alcuni dei soggetti abilitati alla conduzione di particolari attrezzature di lavoro quali carrelli elevatori, trattori agricoli o forestali, le macchine movimento terra, etc.

Coloro infatti che con l’entrata in vigore dell’Accordo Stato Regioni del 22/2/2012 avevano usufruito del riconoscimento della formazione pregressa e cioè coloro che a tale data, e cioè al 12/3/2013, avevano già completata la loro formazione con i requisiti indicati nella lettera a) del punto 9.1, dello stesso accordo frequentando “corsi di formazione della durata complessiva non inferiore a quella prevista dagli allegati, composti di modulo teorico, modulo pratico e verifica finale dell’apprendimento”, dovranno completare il loro aggiornamento entro il 12/3/2018.
Si ricorda che lo stesso Accordo Stato Regioni del 22/2/2012, al punto 6, ha anche stabilito che l’abilitazione all’uso di queste attrezzature deve essere rinnovata entro i 5 anni dalla data di rilascio dell’attestato previa verifica della partecipazione a un corso di aggiornamento avente una durata minima di 4 ore delle quali almeno 3 ore relative agli argomenti dei moduli pratici di cui agli allegati III e seguenti.

 

 

Assunzione Categorie Protette

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Dal 1° gennaio 2018 i datori di lavoro che occupano più di 15 dipendenti sono tenuti ad avere alle loro dipendenze uno o più lavoratori disabili, indipendentemente dall'effettuazione di una nuova assunzione.

Il numero dei lavoratori disabili dipende dal numero complessivo dei dipendenti:
 da 15 a 35 dipendenti: 1 disabile
 da 36 a 50 dipendenti: 2 disabili
 oltre 50 dipendenti: n. di disabili pari al 7% dei lavoratori occupati.


Il calcolo dei dipendenti deve essere effettuato facendo riferimento ai “Criteri di computo della quota di riserva” definiti all’Art.4 della legge n. 68 del 1999. L’obbligo di collocamento di lavoratori disabili, infatti, era già stato introdotto con la Legge n. 68 del 1999 ma subordinava l’obbligo di assumere un portatore di handicap a quando si fosse effettuata una nuova assunzione e tale onere doveva essere assolto nei successivi 12 mesi.
Successivamente il D.Lgs. n. 151 del 2015 ha modificato tali elementi: qualora risultino scoperte, le aziende dovranno assumere un disabile entro 60 giorni dal momento in cui hanno raggiunto la quota soglia prevista dalla normativa. A titolo di esempio, un datore di lavoro dimensionato a 15 dipendenti alla data del 1° gennaio, dovrà assolvere l’onere entro il successivo 2 marzo.

In caso di inadempienza, verificata dagli organi di vigilanza dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente, viene applicata una sanzione amministrativa pari a € 153,20 per ogni giorno di non copertura e per ciascun disabile non assunto. Se il datore di lavoro assume poi il lavoratore disabile, ottemperando alla diffida, oppure presenta la relativa richiesta agli uffici competenti, la sanzione può ridursi a 38,30 euro al giorno.

 

 

 

Sacchetti a pagamento: le nuove norme

HACCP

Dal primo di gennaio 2018, con la conversione in legge del Decreto Legge 2017 n. 91, tutti i sacchetti dovranno essere biodegradabili e compostabili, nel rispetto dello Standard internazionale UNI EN 13432. La normativa italiana recepisce, anche a seguito dell’apertura di una procedura di infrazione nei nostri confronti da parte dell’Unione Europea, la direttiva del 2015 contenente nuove misure sull’uso dei sacchetti leggeri.


La legge impone che i sacchetti – comunemente chiamati anche “shopper” - con spessore inferiore a 15 micron siano biodegradabili e compostabili, nonché certificati da enti appositi per quanto riguarda l'idoneità al contatto con gli alimenti. La nuova norma riguarda i sacchetti leggeri utilizzati per trasportare la spesa, quelli ancora più leggeri usati per imbustare la frutta e la verdura venduta sfusa, oltre a quelli per carne, pesce, prodotti da forno e di gastronomia che si acquistano al banco nei supermercati. La stessa tipologia di sacchetto deve inoltre essere utilizzata in caso di conservazione di prodotti deperibili sotto regime di temperatura controllata, sia in frigorifero che in congelatore. Questo vale per tutte le attività alimentari: per chi non rispetti la legge le sanzioni vanno dai 2.500 ai 25 mila euro.


Riguardo la possibilità di utilizzare sacchetti portati da casa da parte dei clienti, il Segretario Generale del Ministero della Salute Giuseppe Ruocco non si è detto contrario, a patto che siano monouso ed idonei per gli alimenti. Il riutilizzo di sacchetti determinerebbe invece un rischio di contaminazioni batteriche con situazioni problematiche. Secondo Ruocco, il titolare dell’esercizio commerciale «avrebbe ovviamente la facoltà di verificare l’idoneità dei sacchetti monouso introdotti» per accertarsi della loro rispondenza alle norme.
Per evitare di effettuare tali verifiche su ogni cliente che acquisti prodotti sfusi, e per non incorrere nella sanzione amministrativa prevista per le irregolarità, si consiglia vivamente agli esercenti di mettere a disposizione dei clienti l’acquisto sacchetti idonei, dotati di apposita autocertificazione da parte dei fornitori, prevedendone il pagamento.

 

 

Proroga SISTRI: con la Legge di Bilancio arriva la conferma

smaltimentoADal primo di gennaio è in vigore la Legge di Bilancio 2018 n. 205 del 27 dicembre 2017 con la quale si conferma l’ennesima proroga per il SISTRI al 31 Dicembre 2018.

La proroga riguarda sia l’operatività del Sistema che l’applicazione delle sanzioni sull’utilizzo. La Legge 205/2017 prevede la proroga di un ulteriore anno del periodo di transizione impostato dal DL 101/201, in cui si continuano ad applicare gli adempimenti e gli obblighi di tracciamento tradizionale dei rifiuti, con il registro di c/s, il formulario e il MUD, e le relative sanzioni.

 

 

SISTRI: probabile nuova proroga a tutto il 2018


smaltimentoASi prepara l’ennesima proroga SISTRI in Legge di Bilancio: niente sanzioni fino al 31 dicembre 2018, con il possibile stop anche a quelle applicate per la mancata iscrizione e l’omesso pagamento. Per ora siamo solo in fase di presentazione degli emendamenti in commissione alla Camera dei Deputati, quindi bisogna aspettare l’esame dei testi per avere notizie definitive. Manovra in Aula il 19 dicembre, approvazione entro il giorno successivo per consentire il terzo passaggio in Senato e l’approvazione entro il 23 dicembre.
Gli emendamenti, come detto, chiedono lo stop alle sanzioni e all’operatività del SISTRI per un altro anno, fino al 31 dicembre 2018.

La normativa attualmente in vigore prevede che partano dal prossimo primo gennaio.
Il regime transitorio, che di fatto verrebbe prorogato di un anno se passassero gli emendamenti, prevede una sorta di doppio binario per cui le imprese che producono rifiuti pericolosi hanno sia l’obbligo di gestione informatica sia quello di compilazione dei documenti cartacei (registri di carico e scarico, formulari di identificazione dei rifiuti MUD).
La richiesta di proroga riguarda sia le sanzioni per la completa attuazione del sistema di gestione rifiuti, sia quelle per la mancata iscrizione o l’omesso pagamento del contributo, che nel frattempo sono in vigore nella misura ridotta del 50%, da 7mila 750 a 46mila 500 euro (la sanzione intera va da 15mila 500 a 93mila euro).
Nel corso del 2018, nel frattempo, potrebbero arrivare i decreti operativi in attuazione della Riforma 2016 che ha modificato il sistema di tracciabilità rifiuti (Dm 78/2016). E il prossimo 24 gennaio è attesa la sentenza del TAR Lazio sulla legittimità della gara Consip per l’affidamento del SISTRI.

Il nuovo Regolamento Europeo sulla Protezione dei dati

privacyA partire dal prossimo 25 maggio 2018 il nuovo regolamento europeo 679/2016 sulla protezione dei dati sarà interamente operativo.
Le novità introdotte sono molte, a partire dall’approccio generale che non dovrà più limitarsi al controllo del rispetto di una serie di adempimenti come accade oggi con il DLGs 196/03, ma dovrà incentrarsi sulla valutazione dell’impatto che le operazioni di trattamento comportano e sulla conseguente responsabilizzazione dei titolari del trattamento.
Dal punto di vista documentale le aziende dovranno aggiornare la modulistica per renderla conforme ai nuovi requisiti e con i giusti riferimenti di legge, nonché mettere a punto un “registro dei trattamenti” che per certi versi ricorda il DPS (Documento Programmatico sulla Sicurezza), non più obbligatorio dal 2012.
Per la Pubblica Amministrazione, le imprese con oltre 250 dipendenti e le attività il cui core business consista nel trattamento su larga scala di particolari categorie di dati personali, sarà inoltre necessaria la nomina di un D.P.O. - “Data Protection Officer” - ovvero un responsabile della protezione dei dati - che affianchi il titolare nella valutazione dei rischi legati al trattamento e nelle relative scelte organizzative e strategiche. Il 25 maggio si avvicina, contattaci per un’analisi preliminare della tua azienda!

Con un Personal Coach vai diritto alla meta!!!

Ai giorni nostri, è sempre più lampante che, chi ha successo, prova in modo forte la spinta di dedicarsi alla propria formazione permanente che lo accompagni per mano verso un percorso di crescita personale e professionale.

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A chi affidarsi, dunque, perché ti mostri la via che le persone di successo scelgono di percorrere?

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Archimede ha una grande notizia per te!!! Sono tutte capacità che chiunque può apprendere, soprattutto tu che leggi ora questo nostro breve spunto di riflessione, te lo garantisco.

Serve giusto la guida di una sola persona: un Coach competente, appassionato, entusiasta...

"Anche una leggera folata di vento è favorevole a chi sa dove vuole andare" cit. Luca Paoli, titolare Archimede e Mental Coach Certificato.

Per scoprire cosa possiamo fare per te e la tua azienda scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Andremo incontro al futuro, insieme!

 

 

 

Adempimenti relativi alle Attrezzature di Lavoro

sicurezzaL’allegato VII al D.Lgs 81/08 fornisce l’elenco delle attrezzature per le quali è obbligatoria la verifica periodica mentre il D.M. 11 Aprile 2011 disciplina le modalità per l’effettuazione di tali verifiche. Tra le attrezzature contenute nell’allegato si riportano a titolo di esempio:

- Ponti mobili sviluppabili su carro ad azionamento motorizzato (es. PLE);

- Apparecchi di sollevamento materiali con portata superiore a 200 Kg. non azionati a mano, di tipo mobile o trasferibile (es. gru su autocarro);
- Apparecchi di sollevamento materiali con portata superiore a 200 Kg. non azionati a mano di tipo fisso (es. paranchi, gru a bandiera);
- Recipienti/insiemi contenenti gas compressi, liquefatti e disciolti o vapori diversi dal vapor d'acqua (es. compressori).


Gli adempimenti da rispettare qualora si abbia in azienda una di queste attrezzature sono i seguenti:


1. Comunicazione di messa in servizio
Il datore di lavoro, a seguito dell’acquisto dell’attrezzatura invia una comunicazione di messa in servizio al dipartimento INAIL (ex ISPESL) competente per zona (la modulistica da compilare è presente sul sito dell’Inail).
L’INAIL assegnerà all’attrezzatura un numero di matricola e la comunicherà al datore di lavoro.

2. Prima verifica periodica
la prima verifica periodica deve essere fatto secondo le periodicità stabilite dall’allegato VII al D.Lgs 81/08 e deve essere fatta dall’INAIL o altro soggetto abilitato; la procedura della richiesta da effettuare è la seguente:
Almeno 60 giorni prima della data di scadenza del termine per l’esecuzione della prima verifica, il datore di lavoro deve inviare la richiesta di prima verifica periodica all’INAIL indicando il nominativo del soggetto abilitato gradito e inserito nell’elenco pubblico messo a disposizione dal titolare della funzione, del quale l’INAIL si potrà avvalere qualora non riuscisse ad effettuare la verifica nei termini previsti.

3. Verifiche periodiche successive alla prima
Dopo l’esecuzione della prima verifica periodica, almeno 30 giorni dalla scadenza delle verifiche periodiche successive, il datore di lavoro deve inviare la richiesta di verifica periodica all’ ASL indicando il nome del soggetto abilitato gradito e presente nell’apposito elenco pubblico, del quale l’ASL si potrà avvalere qualora non riuscisse ad effettuare la verifica nei termini previsti.

 

 

 

Via libera alle semplificazioni con il registro di esposizione informatico

sicurezzaCL’apertura e l’aggiornamento di un registro di esposizione è un obbligo che riguarda le Aziende che hanno evidenziato, mediante la valutazione del rischio, la presenza di lavoratori esposti ad agenti cancerogeni e mutageni e ad agenti biologici del gruppo 3 e 4 (ossia agenti biologici che possono causare malattie gravi nell’uomo e che possono propagarsi alla comunità). Con la collaborazione del medico competente le informazioni contenute nel registro degli esposti devono poi essere comunicate all’INAIL e agli organi di vigilanza territorialmente competenti, alimentando così quel flusso di informazioni necessario a costruire efficaci strategie di prevenzione e ricerca.


Dopo anni in cui tale flusso di informazioni è stato affidato all’invio mediante raccomandata AR dei dati riportati su un modulo in formato cartaceo, oggi il sistema dell'acquisizione telematica dei dati previsto dal D.Lgs 81 diventa realmente operativo, anche per quello che riguarda l’esposizione da agenti cancerogeni e mutageni e l’esposizione da agenti biologici.

I Datori di Lavoro titolati di una P.A.T. - ovvero una Posizione Assicurativa Territoriale  - possono già servirsi del servizio online realizzato dall’INAIL, disponibile dal 12 ottobre. In alternativa possono inviare i dati tramite PEC.

Si tratta, in entrambi i casi, di una semplificazione importante. Questo vale sia per le aziende che, pur avendo assolto all’adempimento mediante invio del registro cartaceo, sono comunque tenuti all’aggiornamento delle informazioni con cadenza triennale; sia per le aziende che diventeranno soggette a tali obblighi in futuro, ad esempio in seguito alle novità introdotte nell’ambito della classificazione degli agenti chimici.

 

 

 

PEI - PES - PAV: Lavoro Elettrico e formazione del personale

sicurezzaCUno degli obblighi del Datore di Lavoro, così come recita l’articolo 18 del D.Lgs 81/2008, è che, nell’affidare i compiti ai lavoratori, deve “tenere conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza”.
All’articolo 82, si dice inoltre che “l’esecuzione di lavori su parti in tensione deve essere affidata a lavoratori riconosciuti dal datore di lavoro come idonei per tale attività secondo le indicazioni della pertinente normativa tecnica”.

Di conseguenza, parlando di lavori elettrici, si deduce che:

• Chi esegue lavori elettrici deve essere idoneo ad eseguirli;
• Chi esegue lavori elettrici sotto tensione deve disporre di un’abilitazione da parte del datore di lavoro a questo tipo di attività.

La normativa vigente, infatti, distingue le diverse tipologie di impianti elettrici e, sulla base di questi, identifica delle figure che possono effettivamente eseguire i lavori elettrici dopo aver svolto la relativa formazione.
Per cominciare, definiamo il lavoro elettrico come “un intervento su impianti o apparecchi con accesso alle parti attive (sotto tensione o fuori tensione) nell’ambito del quale, se non si adottano misure di sicurezza, si è in presenza di un rischio elettrico”.

In particolare, possiamo distinguere tre tipologie di lavori elettrici:

Lavoro sotto tensione: tutte le volte che il lavoratore accede, con una parte del corpo o con un attrezzo (isolante o conduttore), a meno di 15 cm di distanza da parti attive in tensione accessibili.
Lavoro in prossimità di parti in tensione: quando il lavoratore accede, con una parte del corpo o con un attrezzo (isolante o conduttore), a meno di 65 cm di distanza da parti attive in tensione accessibili. Per questa tipologia di lavori è necessario adottare particolari precauzioni contro il rischio elettrico (non sono sufficienti quelle adottate nel caso di lavori elettrici fuori tensione).
Lavoro fuori tensione: attività lavorativa su impianti elettrici che non sono attivi e privi di carica elettrica.

Comunque, in generale, la distanza di sicurezza è tabellata dalla norma in funzione della tensione dell’impianto.

La seconda caratteristica importante da considerare nell’individuazione delle figure che possono eseguire i lavori è la tipologia dell’impianto. La legge suddivide gli impianti in 4 categorie:

1. Sistemi di Categoria 0 (zero), chiamati anche a bassissima tensione, quelli a tensione nominale minore o uguale a 50 V se a corrente alternata o a 120 V se in corrente continua (non ondulata);
2. Sistemi di Categoria I (prima), chiamati anche a bassa tensione, quelli a tensione nominale da oltre 50 fino a 1000 V se in corrente alternata o da oltre 120 V fino a 1500 V compreso se in corrente continua;
3. Sistemi di Categoria II (seconda), chiamati anche a media tensione quelli a tensione nominale oltre 1000 V se in corrente alternata od oltre 1500 V se in corrente continua, fino a 30 000 V compreso;
4. Sistemi di Categoria III (terza), chiamati anche ad alta tensione, quelli a tensione nominale maggiore di 30 000 V.

Definiamo ora, invece, le tre categorie di persone che possono svolgere lavori elettrici, precisando che nessun lavoro elettrico può essere eseguito da persone prive di adeguata formazione:

PEI - Persona Idonea: persona alla quale è stata riconosciuta la capacità tecnica ad eseguire specifici lavori sotto tensione.
PES - Persona Esperta: persona con istruzione, conoscenza ed esperienza rilevanti tali da consentirle di analizzare i rischi e di evitare i pericoli che l’elettricità può creare.
PAV - Persona Avvertita: persona adeguatamente avvisata da persone esperte per metterla in grado di evitare i pericoli che l’elettricità può creare.

I soggetti che non rientrano nelle categorie PAV e PES sono definiti Persone Comuni (PEC) e possono eseguire solo lavori elettrici fuori tensione e sotto la sorveglianza o la supervisione di una PAV o PES.

Ne consegue che i lavori elettrici:

FUORI TENSIONE: possono essere svolti da PES e PAV (quest’ultima può operare solo se coordinata da una PES).
• IN PROSSIMITÀ DI PARTI IN TENSIONE: possono essere svolti da PES e PAV (sempre coordinata da una PES).
SOTTO TENSIONE per categorie 0 e I: possono essere svolti solo da PEI.
SOTTO TENSIONE per categorie II e III: possono essere svolti solo da aziende autorizzate su specifico provvedimento del Ministero del Lavoro.

Per valutare correttamente quale profilo professionale attribuire ad un operatore – PES, PAV o PEI - è necessario fare riferimento ai tre seguenti requisiti tra loro complementari:
Istruzione, cioè la conoscenza dell’impiantistica elettrica, dei pericoli ad essa connessi e della relativa normativa di sicurezza;
Esperienza di lavoro maturata, per poter avere confidenza della conoscenza o meno delle situazioni caratterizzanti una o più tipologie di lavori e della maggior parte delle situazioni anche non ricorrenti;
Caratteristiche personali significative dal punto di vista professionale, quali le doti di equilibrio, attenzione, precisione e ogni altra caratteristica che concorra a far ritenere l’operatore affidabile.

Effettuata la valutazione, in base alla norma CEI 11-27:2014 IV Edizione del 2014, il Datore di Lavoro deve conferire per iscritto la qualifica ad operare sugli impianti elettrici. Tale norma fornisce quindi sia prescrizioni che linee guida al fine di individuare i requisiti minimi di formazione (conoscenze tecniche, normative e di sicurezza elettrica) nonché di capacità organizzative e di esecuzione pratica di attività nei lavori elettrici. Tutti questi requisiti consentono di acquisire, sviluppare e mantenere la capacità delle Persone Esperte (PES), Avvertite (PAV) e Idonee (PEI) ad effettuare in sicurezza lavori in tensione sugli impianti elettrici.

Il percorso formativo per gli addetti ai lavori elettrici si compone di una parte teorica (livello 1 A e 2 A della norma CEI 11-27 IV Edizione del 2014) e una parte pratica (livello 1 B e 2 B della norma CEI 11-27 IV Edizione del 2014).
I corsi per Addetti ai Lavori Elettrici CEI 11-27 sono modulari ed è quindi possibile partecipare solo alla parte teorica, solo alla parte pratica o ad entrambe.
Successivamente a questi corsi di formazione i partecipanti potranno essere qualificati dal proprio datore di lavoro come Persona Avvertita (PAV), Persona Esperta (PES) e Persona Idonea ai lavori elettrici in tensione (PEI) ai sensi delle Nuove Norme CEI 11-27:2014 e CEI EN 50110-1:2014 (CEI 11-48).

 

 

La sicurezza delle macchine e delle attrezzature di lavoro

sicurezzaCLa sicurezza delle macchine è uno degli aspetti che il datore di lavoro non può tralasciare nella valutazione dei rischi presenti in azienda, sia per ragioni di ordine etico, sia per questioni normative, sia  per valutazioni  strettamente economiche. Oltre all’obbligo morale di evitare danni alle persone alle sue dipendenze, la normativa specifica impone l’utilizzo di attrezzature di lavoro e macchine sicure. Esistono poi, non da ultime, valide ragioni di tipo economico per prevenire gli incidenti legati all’utilizzo delle macchine. Gli infortuni sul lavoro provocano infatti un impatto finanziario altissimo sull’azienda dovuto all’aumento dei premi assicurativi, al calo della produzione come conseguenza delle assenze, alla cattiva reputazione, alla perdita di clienti: tutti inconvenienti evitabili con una corretta e puntuale valutazione dei rischi.


Nell’aver cura degli aspetti legati alle norme antinfortunistiche, è consigliabile pertanto prestare particolare attenzione all’utilizzo che viene fatto da parte dei lavoratori delle attrezzature presenti in azienda. Macchinari e attrezzature devono infatti rappresentare una potenziale fonte di danno minima o comunque sempre accettabile.

Perché questo avvenga, le macchine presenti devono rispettare tutte e tre le seguenti condizioni:


– Devono rispondere a caratteristiche tecniche di sicurezza intrinseca che le rendono a norma;
– Devono essere installate in un ambiente di lavoro atto ad ospitarle;
– Devono essere utilizzate in modo corretto.


Se una sola una di queste condizioni risulta carente o addirittura assente, l’idoneità delle attrezzature viene meno.


Può essere inoltre pericoloso fare l’errore di ritenere che un prodotto sia conforme e sicuro solo perché marcato CE.

Il D.Lgs. 81/08 responsabilizza infatti il Datore di Lavoro e sottolinea che è sempre tenuto a valutare l’idoneità di qualsiasi macchina prima di metterla a disposizione dei propri lavoratori, almeno per quanto riguarda i difetti più evidenti. Per fare ciò è fondamentale avvalersi consulenti tecnici specializzati in materia di sicurezza delle macchine. Il consulente deve infatti essere in grado di effettuare una perizia che attesti la conformità delle attrezzature presenti in azienda. Qualora riscontri delle criticità, deve inoltre essere capace di indicare, attraverso una progettazione mirata, quali protezioni o precauzioni supplementari sia più opportuno adottare.

 

 

 

MOCA - Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti

HACCPI contenitori per il trasporto degli alimenti, i macchinari per la trasformazione dei prodotti alimentari, i materiali da imballaggio, gli utensili da cucina, le posate e le stoviglie sono tutti denominati Materiali ed Oggetti a Contatto con gli Alimenti – acronimo MOCA - e devono essere sufficientemente inerti da evitare che i loro componenti incidano negativamente sulla salute del consumatore o influenzino la qualità organolettica dei cibi.
Per consentire l’effettuazione di controlli ufficiali - conformemente alle disposizioni di cui al regolamento (CE) n. 882/2004 - gli operatori economici del settore relativo ai MOCA devono comunicare all'autorità sanitaria territorialmente competente gli stabilimenti che eseguono le attività di cui al regolamento (CE) 2023/2006. Fanno eccezione gli stabilimenti in cui si svolge esclusivamente l'attività di distribuzione al consumatore finale. Nel caso in cui l'attività posta in essere dall'operatore economico sia soggetta a registrazione o a riconoscimento ai sensi dei regolamenti (CE) n. 852/2004 e n. 853/2004 la comunicazione è riportata nella medesima segnalazione.


Entrando nel dettaglio, sono soggetti all'obbligo di comunicazione gli Operatori Economici che svolgano una delle seguenti attività riguardanti i MOCA:


Produzione in proprio o per conto terzi di:
• Materiali e oggetti destinati a venire a contatto con alimenti, pezzi di ricambio compresi;
• Materie Prime destinate alla produzione di MOCA.


Per le materie plastiche, l'obbligo di comunicazione parte dalla produzione e trasformazione dei polimeri, mentre la produzione delle sostanze per la formazione dei polimeri (additivi, catalizzatori, monomeri ecc.) è esclusa dall'obbligo di comunicazione.


Archimede S.r.l. si propone come referente per stesura e invio dei seguenti documenti:
- Attività già esistenti: inoltro della comunicazione al SUAP del territorio in riferimento alla sede operativa dove viene svolta l'attività;
- Nuove Attività: inoltro della comunicazione al SUAP, contestualmente all’Avvio


Di seguito alcune utili definizioni a titolo esemplificativo:
Trasformazione di Materie Prime: comprende la produzione di MOCA a partire da materie prime adatte al contatto con alimenti. Sono un esempio la produzione di Tetrapack ® e poliaccoppiati, la formatura di vaschette in alluminio con partenza da fogli sottili e laminati, lo stampaggio a iniezione di bottiglie in PET o altre materie plastiche, la stampa di pellicole, carte, cartoni ecc…
Assemblaggio: comprende la produzione di OCA - Oggetti a Contatto con Alimenti - partendo da materie prime adatte al contatto con gli alimenti: macchinari, attrezzature, elettrodomestici ecc…
Deposito: comprende la sola attività di stoccaggio a supporto di un’impresa che produce, trasforma o assembla Materie Prime o MOCA.
Distribuzione all'ingrosso: comprende gli Operatori Economici che svolgono attività di commercio e/o distribuzione all'ingrosso oppure importazione di MP o MOCA anche tramite e-commerce. Rientrano in questa tipologia anche gli importatori intermediari.

 

 

Appalti e subappalti: il Tesserino di Riconoscimento

sicurezzaCIl Decreto 81/2008 prevede l’adozione del Tesserino di riconoscimento per il personale occupato dalle imprese, nello svolgimento di attività in regime di appalto e subappalto.

Nello specifico, l’Art. 18 comma 1 prevede che il datore di lavoro, nell’ambito dello svolgimento di tali attività, munisca i propri lavoratori di apposito tesserino; obbligo ribadito anche dall’Art. 26 che indica testualmente: “il personale occupato dall’impresa appaltatrice o subappaltatrice deve essere dotato di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia contente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro”.


Il Datore di lavoro è tenuto a fornire ai lavoratori una Tessera di riconoscimento contenente tutti i seguenti elementi:

1. Generalità del lavoratore (nome, cognome, data di nascita, ed eventualmente il luogo di nascita);
2. Fotografia del lavoratore;
3. Indicazione del datore di lavoro;
4. Data di assunzione;
5. In caso di subappalto, autorizzazione al subappalto.

I tecnici di Archimede sono in grado di assistere il datore di lavoro nella compilazione del suddetto tesserino.

 

 

Ecotossicità: nuovi criteri per riconoscere la pericolosità dei rifiuti

smaltimentoALo scorso 8 giugno è stato pubblicato il Regolamento del Parlamento Europeo 2017/997/UE che stabilisce i nuovi criteri di assegnazione della caratteristica di pericolo ecotossico ai rifiuti (codice HP14). Dal 5 luglio 2018 sarà obbligatorio in tutte le sue parti e applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Il Regolamento (scarica il file PDF) specifica che devono essere classificati come rifiuti pericolosi HP14 tutti i seguenti:


- I rifiuti che contengono una sostanza classificata come sostanza che riduce lo strato di ozono con il codice di indicazione di pericolo H420 secondo il regolamento (CE) n. 1272/2008, se la concentrazione di tale sostanza è pari o superiore al limite di concentrazione dello 0,1 %.

- I rifiuti che contengono una o più sostanze classificate come sostanze con tossicità acuta per l'ambiente acquatico con il codice di indicazione di pericolo H400 secondo il regolamento (CE) n. 1272/2008, se la somma delle concentrazioni di tali sostanze è pari o superiore al limite di concentrazione del 25 %. A tali sostanze si applica un valore soglia dello 0,1 %.

- I rifiuti che contengono una o più sostanze classificate come sostanze con tossicità cronica per l'ambiente acquatico 1, 2, 3 o 4 con il codice di indicazione di pericolo H410, H411, H412 o H413 secondo il regolamento (CE) n. 1272/2008, in base a specifiche concentrazioni, per ogni categoria.


Questi nuovi criteri di classificazione potranno portare ad un aumento effettivo dei rifiuti pericolosi classificati come HP14 obbligando i produttori e i gestori di rifiuti ad eseguire valutazioni specifiche soprattutto in riferimento alla destinazione dei rifiuti (impianti di smaltimento).

 

 

 

Nuovo obbligo di denuncia degli Infortuni all'INAIL

sicurezzaDal 12 ottobre 2017 è scattato l’obbligo di comunicazione all’Inail degli infortuni sul lavoro che implichino anche un solo giorno di assenza, escluso quello in cui si è verificato l’evento.
Tale obbligo consiste nel notificare, entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico, tutti gli infortuni che comportino una diagnosi della durata da 1 a 3 giorni, escluso quello in cui si è verificato l’evento. Bisogna dunque comunicare anche tutti i casi per i quali non era previsto l’obbligo della denuncia di infortunio standard,normata dall’articolo 53 del Dpr 1124/65.

La comunicazione è dovuta a soli fini statistici per gli incidenti lievi, mentre resta l’obbligo di denuncia degli infortuni più gravi, vale a dire quelli che comportino un’assenza dal lavoro superiore ai 3 giorni.


Dal 12 di ottobre 2017 i datori di lavoro dovranno pertanto adempiere a due distinti doveri:


1. Continuare a trasmettere, come già avviene oggi, per via telematica all’Inail la denuncia a fini assicurativi degli infortuni che comportino un’assenza dal lavoro superiore a tre giorni, entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico;


2. Trasmettere, sempre entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico, la comunicazione a fini statistici ed informativi di tutti gli infortuni sul lavoro che comportino almeno un giorno di assenza, escluso quello dell’evento. 

Una bella notizia per te!

 contributi- Hey...Pssss...! "Ho Sentito dire che tutti risparmiano un sacco di soldi con la prospettiva di iscriversi ai migliori Fondi Interprofessionali!"

 - Eh sì, ho visto, me lo avevano anche detto degli amici ma ho sempre rimandato...

 - Non ti dico di chiamare Archimede per forza, basta una e-mail...ti prendono per mano e ottieni tutte le informazioni che servono.

 - "Bello!!! Che consiglio fantastico! Grazie!!!

Stavolta mi prendo il tempo necessario e lo faccio!!!"

 - "Bravo, sono d'accordo...io l'ho utilizzato e con loro ho risparmiato migliaia di euro.

...Quando decidi di approfondire, scrivi ad Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.